Veroli Chiese e Cattedrali
Chiesa dell' Olivella
Nei pressi dell’antica Porta Piccola, distrutta nel 1350 e che dava accesso alla chiesa di Santa Salome, sorge attualmente la settecentesca chiesa della Madonna dell’Olivella.
Nel XIII secolo alcuni fedeli dipinsero l’effige della Madonna su una roccia. Il crollo di alcune costruzioni nascose per molti secoli l’immagine fino al 1722 quando essa tornò alla luce.
La presenza di un ulivo nato accanto a questa diede il nome al luogo su cui subito dopo sorse la chiesa. La pianta della chiesa è ottogonale, successivamente ampliata per interessamento del cardinale Bisleti.
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Chiesa di S. Paolo
L’attuale chiesa di San Paolo di fattezze settecentesche sostituisce una precedente chiesa gotica eretta nelle vicinanze delle “Piagge Atinati” (ossia il quartiere abitato dai giovani di Atina che trovarono scampo e aiuto a Veroli durante le invasioni barbariche del 411 che portarono alla distruzione della stessa città della Valle di Comino).
Della chiesa più antica rimangono vari frammenti architettonici altomedievali riutilizzati sulla facciata dell’attuale. L’interno dalla caratteristica pianta a croce greca è sormontato da una cupola e conserva numerose tele tra le quali un quadro, collocato sull’altare maggiore, raffigurante San Paolo del pittore verolano Vincenzo Buboli .
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Chiesa di S. Erasmo
Non lontano da Porta Romana, lungo Via Garibaldi, si trova la Chiesa di S. Erasmo edificata in stile romanico sopra un precedente monastero. Secondo la tradizione la chiesa sarebbe stata fondata da San Benedetto nel 529 durante il suo viaggio da Subiaco a Montecassino.
L’originario cenobio benedettino fu finanziato dal verolano Valentiniano che si unì al gruppo di monaci a Montecassino, passando ai canonici regolari nel XII secolo e poi al clero secolare. Fu anche residenza del pontefice Alessandro III durante il periodo di permanenza a Veroli. La facciata, anticipata da un‘ampia scalinata, è divisa in due parti da una cornice a sinistra della quale si trova un’iscrizione. Essa è stata incisa nel ‘700 dall’architetto Martino, a cui si deve l’apertura delle finestre nella parte alta della facciata, e sulla lastra compaiono figure di mostri dalle cui bocche escono motivi e fregi ornamentali.
Della costruzione originaria conserva il bel portico a tre arcate a tutto sesto del 1104-1127: uno di questi però è stato restaurato nel Cinquecento, essi poggiano su robusti pilastri ornati da semicolonne con decorazioni vegetali a girali. Al periodo romanico è da rimandare l’esterno delle absidi che presentano colonnine e lesene chiuse in alto da archetti e il campanile a bifore. L’interno, fortemente rimaneggiato nel ‘700, presenta una planimetria metrica a tre navate con transetto.
Di particolare interesse artistico, all’interno della navata di sinistra, una tela di un anonimo allievo della scuola marattiana raffigurante il Battesimo di Gesù, mentre in fondo alla navata sinistra, una grande tela rievoca l’incontro tra Federico Barbarossa (nella realtà storica Everardo, Vescovo di Bamberga) e Papa Alessandro III, avvenuto nel 1170 nella basilica di S. Erasmo, alla presenza di sedici cardinali e di una rappresentanza della Lega Lombarda, per accordarsi sulla pace. Il dipinto fu commissionato da mons. Giovardi al pittore Sebastiano Conca nel 1747 (o forse da T. Kuntze).
Sull’altare maggiore è riposto un gruppo bronzeo di angeli opera di F. Nagni, mentre tra i tesori della chiesa sono da annoverare: nella cappella del Sacramento è conservato un calice in argento dorato, della fine del XIV secolo, dove è posta l’Ostia consacrata il 26 marzo 1570 e a cui sono legati alcuni miracoli; un encolpio bronzeo e una croce pettorale dell’XI secolo, con le figure del Crocifisso e della Madonna; un martirologio in pergamena del Duecento in caratteri gotici e di cui è stata curata la pubblicazione di una parte con le pergamene relative agli anni 937-1199; reliquiari e pianete ricamate in oro.
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La Rocca di S. Leucio
Le mura poligonali, che ancora oggi possiamo vedere a tratti, sono testimonianza dell’antica origine della cittadina Ernica che, come altri centri, si formò sulla parte più alta della zona, cioè dove più facilmente si poteva affrontare una difesa.
Su questa rocca, un tempo chiamata civitas erecta, nel medioevo vennero rafforzate le strutture preesistenti e si crearono nuove possenti fortificazioni. Ricordiamo la resistenza sanguinosa che i Verolani opposero agli assalti di Ladislao d’Angiò-Durazzo presso la torre, poi denominata “Torre della lotta”.
Oggi, di tanta passata grandezza, resta nel luogo la piccola Chiesa di S. Leucio fondata nel 1079 al tempo di Gregorio VII, intorno alla quale gravitò l’omonimo nucleo fortificato.
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Il tesoro del Duomo di S. Andrea
“Molte erano le reliquie dei santi di cui era grandemente ricca l’abbazia di Casamari per la munificenza dei sommi pontefici”: Così affermava, nel 1707, Filippo Rondinini, storico di Casamari, alludendo alle numerose reliquie custodite nel monastero entro preziose teche. Nonostante la rigorosa osservanza della Regola di San Benedetto e degli Statuti dell’Ordine cistercense che imponevano la povertà negli ordinamenti e negli arredi, il prestigio dell’abbazia e le figure di abati come Giraldo - che svolse importanti missioni diplomatiche in Europa per conto della Santa Sede - motivarono donazioni di oggetti di pregio da parte dei pontefici; la comunità venne di volta in volta dispensata dalle primitive, rigide regole di povertà; si andò, così, costituendo, tra la fine del XII secolo e il successivo, un autentico tesoro di oggetti destinati al culto, suppellettili, vesti sacre, libri e scritture.
Tra le reliquie conservate, molte andarono disperse tra il XV e il XVI secolo, altre ebbero miglior destino: per sottrarle alle scorrerie delle soldatesche, infatti, furono trasportate, nel 1572, nella cattedrale di Sant’Andrea a Veroli, in più sicura custodia, protette dalle mura cittadine. Qui le reliquie erano custodite in un deposito la cui porta era chiusa da una duplice serratura: delle due chiavi, che ne assicuravano la chiusura, una veniva custodita dal canonico più anziano, l’altra dall’abate regolare di Casamari, a testimonianza del legame antico e profondo tra la comunità cistercense e la città di Veroli. Ogni anno, nel giorno dell’Ascensione, gli oggetti più insigni venivano portati in processione, con grande concorso di popolo, da Veroli a Casamari nella mattinata, per essere riportati, nel pomeriggio, dal monastero alla cattedrale. Nel 1783, con decreto della Sacra Congregazione dei Riti, la più che bicentenaria processione fu abolita per timore di disordini popolari.
Le reliquie di Casamari sono conservate oggi, insieme ad altre provenienti dalla Certosa di Trisulti e a pregevoli cimeli artistici della città ernica, in una cappella del duomo cittadino recentemente restituita all’antico splendore da lavori di restauro. Tra i gioielli di oreficeria sacra, spicca la grande croce professionale in argento dorato sbalzato, ornata di pietre e paste vitree, risalente al XIII secolo. Sul recto è rappresentato, al centro, Cristo crocefisso e, sui quattro bracci, la Vergine Maria, l’evangelista Giovanni, san Pietro e l’angelo che stringe nelle mani il disco solare.

Nel verso, il reliquario circolare in filigrana e pietre inquadra la stauroteca contenente le reliquie del Sacro Legno della Croce; ai quattro lati sono poste le figurazioni simboliche degli evangelisti. Da Casamari proviene anche il braccio reliquario di san Matteo, in lamina d’argento sbalzata e dorata: da un’apertura in forma di croce, sulla parte anteriore, si intravedono le reliquie del braccio del santo custodite all’interno. Un’iscrizione in caratteri gotici alla base del reliquiario ricorda il nome del committente, l’abate Giovanni Bove, che alla fine del XIII secolo provvide alla riorganizzazione del tesoro dell’abbazia.
Tra gli oggetti più prestigiosi figura la testa reliquiario dei santi Giovanni e Paolo martiri, patroni di Casamari, cui è dedicata la chiesa. In argento martellato e smalti, il reliquiario si presenta in forma di busto che raffigura un giovane viso maschile. Sempre l’abate Giovanni Bove si interessò alla realizzazione, o quanto meno al restauro, di due reliquiari a lastra in argento dorato contenenti le reliquie dei corpi di santi, di martiri e di vescovi. Il primo formato da quattro lastre lavorate a traforo fissate su una teca lignea, presenta lungo il perimetro nove medaglioni in vetro dipinto con figure di santi legati all’Ordine cistercense.
Più ricco è il traforo del secondo reliquiario, composto da sette lastrine raccordate fra loro; la fascia perimetrale è abbellita dai busti, fusi e cesellati, di ventidue santi, cui sono alternate pietre incastonate. Oltre alle reliquie, la teca custodisce due piccole croci in argento dorato. Due dei cinque cofanetti in avorio conservati nel tesoro provengono da Casamari, dove erano stati utilizzati come preziose custodie delle reliquie dell’abbazia.
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