Una gloria della Ciociaria: Caio Mario
Nato da famiglia contadina nel 157 a.C. in un luogo non meglio precisato tra Arpino e Veroli ("forse l'odierna località Casamari), si arruolò come semplice legionario e percorse tutta la carriera militare, distinguendosi per il valore, le capacità e l'intelligenza. Col grado di Tribuno militare partecipò all'assedio di Numanzia, in Spagna, ove si distinse notevolmente tanto che nel 119 fu eletto Tribuno della plebe dal popolo romano.
In questa sua prima attività politica si creò un'ostilità coll'aristocrazia sia per la sua estrazione popolare che per le sue proposte di legge per una maggiore libertà elettorale, contro la corruzione.
Raggiunto un certo benessere (la famiglia, anche se contadina, non era priva di mezzi) sposò una donna della gens Giulia, famiglia nobile ma priva di grandi mezzi. Questo matrimonio che non fu solo d'interesse, lo aiutò nella carriera politica: Pretore nel 116, propretore l'anno successivo, ebbe l'incarico di debellare i briganti nella Spagna citeriore, incarico che assolse brillantemente.
Nel 109 lo troviamo in Numidia (Africa) come legato del suo protettore politico. Quinto Cecilio Metello, incaricato della guerra contro Giugurta, che aveva usurpato il regno ai fratelli, eredi legittimi.
Qui rifulgono le sue qualità militari nonostante che la guerra non si riesca a concludere; si candida al consolato per l'anno 107 e nonostante le gelosie e gli ostacoli frappostigli dal suo ex protettore, viene eletto e gli vengono affidate le sorti della guerra in Numidia.
Dato che Cecilio Metello aveva congedato l'esercito in Africa anche per fargli dispetto, Mario fu costretto ad arruolare un nuovo esercito, ma per la crisi del ceto dei piccoli proprietari, da cui venivano reclutati i soldati decise di reclutare anche i "capite censi" cioè volontari che non possiedono terre. Ciò mutò, gradualmente, il carattere dell'esercito romano; da esercito di cittadini a esercito di volontari professionisti. Comunque le riforme mariane giovarono e sembravano indispensabili; Giugurta fu sconfitto e catturato (anche per merito di Silla, questore di Mario), Mario fondò in Africa colonie di suoi veterani.
Quando nell'ottobre del 105 due popoli che intendevano migrare in Italia ebbero sterminato due eserciti romani ad Arausio (Orange), i cittadini impauriti richiamarono Mario dall'Africa e lo elessero Console per il 104 ritenendolo l'unico che potesse arrestare i temibili guerrieri Cimbri e Teutoni. Dopo aver celebrato il trionfo per la vittoria su Giugurta, Mario riorganizzò l'esercito (la legione si articolò in 10 coorti, la disciplina rafforzata e utilizzati ausiliari stranieri per alcune specialità: cavalleria, arcieri, frombolieri) e partì per la Gallia, solo in piccola parte provincia romana.
Posto il proprio campo presso Arles, in attesa degli invasori fece costruire dai soldati varie strade e il grande canale dal delta del Rodano. Confermato console per gli anni successivi (cosa sino ad allora proibita dalla legge), nell'autunno del 102 sconfisse i Teutoni in una memorabile e terribile battaglia. Condusse quindi l'esercito in Italia, ove i Cimbri erano penetrati dal passo del Brennero, lo riunì con quello di Lutazio Catulo e sconfisse i Cimbri nel luglio del 101 presso Acquae Sextie (NO). Per queste clamorose e incredibili vittorie (gli invasori erano più numerosi, più prestanti e aggressivi) fu considerato il salvatore d'Italia e celebrò un immenso trionfo. Rieletto Console per 5 anni consecutivi, gode di un grande prestigio, ma la sua politica per assegnare terre ai veterani e fondare colonie ai confini (onde contrastare eventuali invasori) viene contrastata dal Senato e dall'aristocrazia.
Per poter sviluppare la sua azione politica si alleò con due esponenti popolari: Saturnino e Glaucia, che usavano metodi spregiudicati e violenti. Roma era in preda ai disordini e Mario, che aveva ottenuto le leggi per i veterani e le colonie, abbandonò Saturnino e Glaucia, uccisi nel dicembre del 100. Scaduto il 5°anno di consolato consecutivo, Mario fece un viaggio in Asia da privato, per studiare la situazione (sembrava inevitabile una guerra contro l'aggressiva politica di Mitridate). Per ottenere il comando di questa guerra si accentua la rivalità con Silla ma l'imprevista guerra sociale (popoli italici che rivendicano la cittadinanza romana) li vede alleati e Mario riporta la vittoria sui Marsi. Conclusa la guerra sociale (ed estesa la cittadinanza a molti popoli italici), nell'88 la guerra contro Mitridate viene affidata a Silla. Ciò causa la guerra civile, Mario è costretto a fuggire prima a Minturno e poi in Africa. Partito Silla per l'oriente, Cinna, un popolare, viene eletto Console; Mario torna dall'Africa e in Toscana organizza un esercito di gente umile, reclutando anche gli schiavi. Alleatosi a Cinna contro l'aristocrazia, occupa Ostia, attacca e occupa Roma, ove i mariani, compiono rappresaglie contro gli avversari politici. La città è per qualche tempo in preda alla peste, alla carestia e alla violenza; Mario e Cinna si fanno rieleggere Consoli per l'86 (per Mario è il 7° consolato, un record!), ma Caio Mario muore di ictus il 17/1/86 a 70 anni. La guerra civile prosegue e sarà vinta da Silla dopo feroci bagni di sangue. Il conflitto civile può essere considerato il più grande errore di Caio Mario, che fu invece un generale abilissimo e un uomo politico lungimirante (molte delle sue idee furono riprese da C.Giulio Cesare, che era suo nipote, essendo sua madre sorella della moglie di Mario). Silla fece distruggere tutte le immagini del rivale, pertanto non si conosce con certezza l'aspetto fisico di Mario, anche se alcuni busti gli vengono attribuiti. Le fonti ce lo descrivono robusto, alto, con capelli corti e neri, occhi penetranti, un gran naso che sovrastava una mascella volitiva. Pare che avesse un naturale ascendente sugli uomini, affinato dagli anni di comando nell'esercito; fu comunque per lungo tempo l'uomo più importante di Roma, di cui venne considerato il terzo fondatore per le sue decisive vittorie.
(a cura di Romano Del Valli).