Origini della sagra
La crespella non è nata in concomitanza con la celebrazione di Santa Francesca Romana Protettrice della nostra Frazione, ma dai ricordi di bambina , non esisteva vigilia di Natale senza crespelle. Infatti, come ci ricorda Cesarina Carinci, quaranta anni fa, la raccolta delle ulive iniziava a dicembre, mentre oggi inizia ad ottobre, in tal modo con il primo olio si friggevano le prime crespelle.
A titolo di cronaca, tra gli anni cinquanta e sessanta,ancora bambina, ricordo che per alcune volte si prese l’abitudine di friggere le crespelle nella cucina della casa appartenente alla Famiglia Lamesi, sita in Piazza Celestino Frasca, al tempo affidata al falegname Fernando Fiorini , il quale mise a disposizione alcuni legni avanzati della sua falegnameria, per accendere il fuoco nel camino. Accanto ad essa c’era il molino di Costantino Baldassarra il quale offrì della farina .I frantoi del posto offrirono l’olio di oliva, così che Lucia Primi (detta Lucietta) ed altri vicini, per gioco ed essendo Carnevale, festeggiarono la ricorrenza offrendo ai passanti le crespelle.
Riprendendo nella testimonianza, tra una crespella e l’altra siamo all’anno 1964, anno in cui arrivarono nella Frazione Don Giuseppe Ferrari e Don Carmelo Pelaratti.
La Frazione subito si affezionò a loro, perché portarono, tra l’altro, una ventata di modernità. La loro missione non era limitata a sfoggiare la cultura religiosa, ma di stare con la gente, farsi carico delle difficoltà di ciascuno e immergersi nella realtà della vita quotidiana.
I due sacerdoti bergamaschi, per prima cosa, nel visitare i loro confratelli delle parrocchie limitrofe, appresero gli usi e costumi della Ciociaria. Essi rimasero cosi affascinati dalle nostre tradizioni, al punto che pensarono di organizzare una sfilata di persone in costume, ma era necessario arricchirla con altre cose. Qui scattò l’ingegno dei due, i quali dotati di esperienza e apertura mentale non comune, fecero proprio il discorso “crespella” ed essendo vicina la data del 9 marzo, ricorrenza di Santa Francesca Romana, decisero di fare un tutt’uno.
Sacro e profano si rivelò un grande connubio: nacque così la prima sagra della crespella, di cui io stessa feci parte, insieme a: Carinci Annunziata, Cristini Carla, Cristini Ercole e Federico Umberto con le rispettive consorti : Carinci Cesarina e Papandrea Giuseppina, ed inoltre Giovanni Cristini con l’organetto e Pietro Cristini ancora bambino. L’idea di fare un carro fu proprio di Cristini Ercole , il quale forte dell’esperienza delle sagre delle arance di Fondi e del moscato di Terracina e invogliato anche da Vitaliano Ferrante, non esitò a buttarsi a capofitto nell’impresa.
Il carro di Ercole sfilò insieme a quello di Angelino di Brigida e a qualche altro che non ricordo per il notevole tempo trascorso. Sul cassone del furgone fu realizzata una cucina con un camino dove Cesarina friggeva le crespelle e gli altri componenti del carro le offrivano alla gente, insieme ad un bicchiere di vino. Essendo bellissimo, perché realizzato con tanto impegno e curato nei particolari, piacque tanto alla gente presente, che presa dall’entusiasmo si accalcò intorno ad esso e si complimentò a gran voce. Perfino la Banda Musicale di Scifelli, trascurò altre cose andandogli incontro al bar di Giuseppina Pagliarella e lo accolse in pompa magna. I sacerdoti, a conclusione della sfilata, salirono sul rimorchio di proprietà di Vicenzo Quattrociocchi, adibito a palco per l’occasione e ringraziarono con calde parole di elogio i componenti del carro esaltando gli ideatori e la bellezza dei costumi.
Ci è dato sapere da Cesarina Carinci vedova di Cristini Ercole, che i costumi indossati dai
componenti del carro, appartenevano al gruppo folkloristico di Veroli, e furono gentilmente concessi dal Marchese Bisleti. Alla Sagra della Crespella, sarebbe giusto riconoscimento ricordare Ercole, non più tra noi e gli appartenenti a quel carro.
La preparazione del carro comportò molti sacrifici e fu realizzato a proprie spese senza ricompensa e velleità di successo, il premio fu una piccola padella di rame. Fu solo un giorno di divertimento e di gioia .
Tutto questo e molto altro fu possibile realizzarlo perché Don Giuseppe e Don Carmelo animati di grande volontà, credettero nella capacità e nell’impegno della frazione, sviluppandone così quelle doti che al momento solo in embrione, trovarono in futuro un grande riscontro.
Santa Francesca piccola frazione del Comune di Veroli, da centro prevalentemente agricolo, si rivelò forte, intraprendente e decisa.
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