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Veroli storia, religione, mistero, tradizione

Le origini di una plurimillenaria realtà qual è Veroli si perdono nella notte dei tempi. Il nome stesso è avvolto nel mito ed ha dato occasione a molti di sbizzarrirsi con le più fantasiose etimologie.
L'antico popolo ernico, a cui si attribuisce l'esistenza già dal XII secolo a.c., si stanziò nella zona a settentrione della valle del Sacco, e Veroli costituì uno dei centri maggiori dell'insediamento insieme con Anagni, Alatri e Ferentino.
Gli Ernici consideravano come loro capostipite Ernico, che apparteneva al mitico popolo dei Pelasgi; in realtà essi erano un ramo del numeroso popolo sabino, poichè herna, da cui Hernici era, secondo Festo, parola sabina e significava rupe, equivalente al latino "saxa", sasso.
Nel 486 a.c. si apprende che entrarono a far parte della confederazione latina; ecco come Virgilio nel libro VII dell'Eneide ne descrive i guerrieri: "non tutti hanno armature sonanti, scudi e cocchi, anzi i più scagliano ghiande di livido piombo o portano in mano due giavellotti, proteggono il capo con berretti di pelle di lupo, hanno il piede sinistro scalzo e il destro coperto di cuoio conciato". Costoro fortificarono la zona più alta di Veroli, cioè la civitas erecta, con una cinta muaria, fatta di massi irregolari, di grandi dimensioni. Ancora oggi se ne conservano consistenti tratti e molto probabilmente a detta degli esperti, queste di Veroli, sono le più antiche del territorio ernico. Il nucleo della civitas erecta risultava quasi inespugnabile; protetto nel versante sud-ovest, da una parete a strapiombo e negli altri versanti dalle imponenti mura.

 


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Si accedeva all'interno dell'abitato attraverso cunicoli ricavati nelle mura, detti "posterle". Questi ingressi, con dimensioni di circa m. 1,80 di altezza e di m. 0.80 di larghezza, erano in genere costituiti da due massi verticali e da uno orizzontale che fungeva da architrave. In un articolo dello statuto del '400 si accenna a come fosse fatto d'obbligo chiudere queste entrate con un masso e dietro porvi una trave. Individuato il periodo storico di costruzione di tale cinta muraria, è venuta meno anche l'attribuzione di essa ai mitici Pelasgi, provenienti dalle coste ioniche della Grecia, i quali si stabilirono nell'Italia centrale e meridionale. Gli uomini di questo popolo erano descritti come giganteschi, provvisti di forza eccezionale. Non da meno erano le donne che portavano ai loro mariti i grandi massi raccolti sui monti vicini. "Su un semplice cercine, se li mettevano sul capo, per poi fare la strada filando la rocca e chiacchierando.

 

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